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Oggi è il 16 Novembre e mancano 65 giorni all'insediamento.
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Buongiorno reader e bentornato a ROAD TO USA 2024, la newsletter settimanale di Avada Author con gli approfondimenti, l'analisi delle notizie e le storie più interessanti della campagna elettorale americana.
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Il Presidente Joe Biden mercoledì ha incontrato il presidente eletto Donald Trump alla Casa Bianca. L'incontro è durato più o meno due ore e, secondo i resoconti dei giornalisti presenti, Biden ha dato il benvenuto a Trump e si è congratulato con lui, dicendogli che si augura che ci possa essere una transizione pacifica dei poteri tra di loro. «Sarà il più pacifica possibile, lo apprezzo molto», ha risposto Trump, che ha anche detto che «la politica è una cosa tosta e, in molti casi, non è un bel mondo, ma oggi lo è».
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IL GOVERNO TRUMP
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I repubblicani hanno conquistato anche la Camera, aggiudicandosi seggi chiave in Arizona e California e completando così la “tripletta” con Casa Bianca e Senato. Con la maggioranza al Congresso, il Partito Repubblicano ha ora via libera per portare avanti l’agenda Trump, senza dover fare grandi concessioni ai democratici. Per questi ultimi, la perdita di distretti strategici è un campanello d’allarme, segnalando un crescente sostegno alla destra nelle aree in bilico.
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Anche se l’insediamento ufficiale avverrà con la cerimonia del 20 gennaio, già da ora il presidente eletto Donald Trump sta preparando il suo nuovo governo, selezionando tra le altre cose i ministri (negli Stati Uniti si chiamano “segretari”) e altri funzionari. Tutti i candidati scelti da Trump, tranne il vicepresidente e il capo di gabinetto, dovranno essere approvati dal Senato.
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Alcune nomine sono già ufficiali, altre saranno comunicate probabilmente nelle prossime ore: la principale è quella di Marco Rubio a segretario di Stato (il ministro degli Esteri) annunciata mercoledì, mentre martedì è stata confermata quella di Mike Waltz a consigliere per la Sicurezza nazionale.
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Sempre martedì ha annunciato di candidare l'ex soldato e presentatore televisivo di Fox News Pete Hegseth come segretario alla Difesa, l’equivalente del ministro della Difesa: sarà quindi l'ex capitano che ha combattuto in Afghanistan e Iraq a gestire l’esercito più potente del mondo. Stranezze del personaggio: nel 2019 disse che non si lavava le mani da dieci anni perché «i germi non li vedo, quindi non esistono».
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Ha suscitato molto clamore la nomina del deputato della Florida Matt Gaetz come Procuratore Generale (Attorney General, l'equivalente a ministro della Giustizia), una delle posizioni più importanti dell'amministrazione. Gaetz dal 2021 è sotto indagine del comitato etico della Camera con le accuse di molestie sessuali e utilizzo di droga.
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Poi ha nominato Tulsi Gabbard, ex deputata passata dai Democratici ai Repubblicani, come direttrice dell’intelligence, incaricandola della supervisione delle 18 agenzie di spionaggio degli Stati Uniti.
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Trump ha voluto come segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, governatrice Repubblicana del South Dakota dal 2019. Noem si è fatta notare per il rifiuto di 4 miliardi di fondi federali per il clima e per un episodio raccontato nel suo libro, in cui ammette di aver sparato al suo cane perché non rispondeva all'addestramento.
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Domenica, Trump ha nominato Tom Homan , già responsabile delle politiche migratorie durante la sua prima amministrazione, e Stephen Miller per guidare la strategia sulle frontiere e, come lui stesso ha detto, per occuparsi dell'«espulsione degli immigrati illegali verso il loro Paese d’origine».. Ha inoltre scelto la deputata trumpiana Elise Stefanik come nuova ambasciatrice alle Nazioni Unite.
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Lunedì Trump ha optato per un altro fedelissimo, l'ex deputato Lee Zeldin, come nuovo capo della Environmental Protection Agency (EPA), l’agenzia governativa responsabile della protezione ambientale. A Zeldin spetterebbe il compito di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall'accordo sul clima di Parigi del 2015, come Trump aveva già fatto nel suo primo mandato.
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Tra le nuove nomine spiccano John Ratcliffe come direttore della CIA e Susie Wiles, la prima donna nella storia a diventare capo dello staff della Casa Bianca (ne parleremo). Una figura a metà tra segretario e funzionario è invece Vivek Ramaswamy, che, insieme a Elon Musk, guiderà il nuovo Dipartimento per l’efficienza del governo, una sorta di ministero della spending review in stile Monti.
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Qui la lista completa, comunque in divenire.
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Trump sfida il Senato per le nomine
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Intanto, il nuovo team di Trump è già al lavoro per ricalibrare l’approccio internazionale. Trump ha deciso per Matt Gaetz e Tulsi Gabbard per la sua futura amministrazione sapendo che la loro lealtà supera le critiche che suscitano, anche all'interno del Partito Repubblicano. Entrambi noti per posizioni estreme, potrebbero incontrare resistenze in Senato, ma incarnano perfettamente l'intenzione di Trump di circondarsi di fedelissimi pronti a sostenere le sue politiche senza opposizioni.
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Musk, Ramaswamy, Homan, Miller e il neo Segretario alla Difesa Pete Hegseth rappresentano l’anima più radicale della visione di Trump e del movimento MAGA, mentre altri incarichi rispecchiano l’ala più conservatrice e tradizionale del Partito Repubblicano. Marco Rubio, scelto come Segretario di Stato, incarna una linea intransigente contro autocrazie come Cina, Russia, Iran e Venezuela, sostenendo che l'approccio accomodante di Obama e Biden abbia solo aggravato le crisi globali. Con lui, il nuovo Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz, veterano delle forze speciali in Afghanistan, considera la Cina di Xi Jinping il principale rivale strategico. Elise Stefanik, nota per aver criticato pubblicamente le università di Harvard e Columbia per la loro tolleranza verso l’antisemitismo, porterà questo stesso spirito al Palazzo di Vetro. Anche Lee Zeldin, alla guida dell’EPA, è perfettamente allineato con la nuova filosofia conservatrice.
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Ma a proposito di Elon Musk...
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ELON MUSK SPINGE GIORGIA MELONI
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Elon Musk, con il suo solito stile diretto e provocatorio, è entrato a gamba tesa nel dibattito italiano sul trasferimento dei migranti in Albania, lasciando intravedere un assaggio del metodo che potrebbe caratterizzare l’operato della nuova amministrazione americana. Con una frase lapidaria - These judges need to go1 -, il patron di X interviene in modo deciso e, in sostanza, appoggia apertamente le scelte della premier Giorgia Meloni, richiamando il tipo di appoggio mediatico già sperimentato negli Stati Uniti per Trump. È una strategia che punta a unire aggressività politica e impatto di massa: con milioni di follower, Musk non si limita a fare un commento ma costruisce un messaggio che ha tutto il peso di un endorsement per una causa divisiva come l’immigrazione.
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Lotta all’immigrazione illegale
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La “lezione” è chiara per molti leader europei: l’immigrazione tornerà al centro delle alleanze internazionali e, per la nuova amministrazione Usa, diventerà il metro per valutare rapporti e convergenze. D’altronde, già dalla sua campagna Trump aveva messo la questione migratoria in cima all’agenda, vedendo in essa il primo passo per una riforma radicale della politica americana. La strada è quella: lotta serrata all’immigrazione illegale per garantire protezione a un elettorato che vive in aree trascurate, zone di disagio sociale e povertà, che i democratici in genere dominano ma che con questo approccio la destra punta a riconquistare.
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Per raggiungere questi obiettivi, il team di Trump prepara un cambiamento drastico della macchina governativa. Dietro la figura di Musk c’è un progetto più ampio: l’idea di creare un Dipartimento per l’efficienza del governo, accorpare ministeri considerati obsoleti e decentralizzare una burocrazia considerata ostile. In questo piano, anche l’aspetto finanziario è pensato per rompere con il passato, sfruttando ad esempio le criptovalute per raccogliere fondi. Al centro, naturalmente, c’è la questione migratoria, di cui Trump ha affidato la gestione ai falchi Tom Homan e Stephen Miller. Con ambizioni ben chiare, questi puntano a risultati senza precedenti (un milione di rimpatri l’anno) riprendendo modelli del passato tipo l'Operazione Wetbacks di Eisenhower negli anni Cinquanta.
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Questo progetto, in sostanza, si propone di stravolgere le regole del gioco non solo sul tema dell’immigrazione, ma anche sull’assetto stesso del governo, sfidando apertamente le strutture esistenti e cercando consensi oltre i confini americani.
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Elon Musk spinge Giorgia Meloni
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Per Trump, il rapporto con Musk non è una semplice alleanza: è una vera fusione di idee e strategie. Questa collaborazione si è formata con un obiettivo specifico, ossia attaccare l’amministrazione di Joe Biden e rivoluzionare settori chiave come la tecnologia avanzata, l’energia, le telecomunicazioni, l’esplorazione spaziale e il funzionamento stesso del governo. Questa “piattaforma” di convergenza politica è pensata per attirare nuovi alleati internazionali, dai conservatori canadesi come Pierre Polievre e Melissa Lantsman, alla Cdu di Friedrich Merz in Germania, fino all’Ungheria di Viktor Orbán. Nel quadro europeo, manca ancora un partner forte nel Mediterraneo, ma Musk, che conosce bene l’Italia, vede in Giorgia Meloni una possibile protagonista, sperando che torni a mostrarsi quella leader carismatica che nel 2018 ospitò Steve Bannon ad Atreju, e che nel 2022 intervenne al CPAC di Orlando.
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Questa è solo la prima prova a cui Trump sottopone Meloni. La seconda potrebbe presto concentrarsi sul riequilibrio commerciale tra Italia e Stati Uniti, vista la stima del surplus italiano di 60 miliardi di dollari (e 140 miliardi per la Germania). In questa linea, Trump punta a un altro obiettivo: come già accaduto con la NATO, probabilmente chiederà agli alleati di aumentare la spesa militare fino al 2,5% del PIL, portando avanti così il suo “riassetto” dei rapporti bilaterali.
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CHI È SUSIE WILES, LA NUOVA CAPA DELLO STAFF DI TRUMP
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Poche ore dopo la vittoria elettorale, Susie Wiles era già tra i nomi sicuri per la prossima amministrazione Trump, e la sua nomina ufficiale a capo di gabinetto è arrivata prima di tutte le altre e soprattutto senza sorprese. Si tratta di un ruolo di grande potere e delicatezza, con un’influenza spesso maggiore di quella del vicepresidente. Con questa nomina, Wiles diventa la prima donna a ricoprire questo incarico.
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Sconosciuta nei circoli di Washington, dove non lavora da decenni, Wiles è invece nota per le sue capacità organizzative in ambito elettorale e ha giocato un ruolo centrale nella vittoria di Trump. Ha contribuito a ridurre il caos della campagna, pianificando una strategia vincente e focalizzandosi su target nuovi, come i giovani e le minoranze afroamericane e latine. Con Trump collabora dal 2016, e nel 2021 ha assunto un controllo quasi assoluto sulla sua carriera politica, ottenendo di rispondere solo a lui. Durante l'ultima campagna, ha convinto Trump a rivedere la sua opinione sul voto per posta, che nel 2020 aveva bollato come una truffa e che invece quest'anno si è rivelato decisivo.
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Wiles, di natura riservata, è sempre rimasta nell’ombra. Quando, la notte della vittoria, Trump l’ha invitata a parlare dal palco, ha preferito rifiutare. Questo stile la rende perfetta per il ruolo di capo di gabinetto, che richiede discrezione, ma allo stesso tempo una gestione autorevole delle strategie e delle priorità della Casa Bianca. Nel suo incarico, avrà il compito delicatissimo di fare da “filtro” per Trump, decidendo quali questioni debbano arrivare direttamente al presidente e quali possano essere gestite altrove.
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La sua carriera è sempre stata nelle retrovie delle campagne elettorali, specialmente in Florida, dove ha contribuito alla crescita del Partito Repubblicano anche grazie a un approccio che ha saputo attrarre il voto delle minoranze. In passato, Wiles ha collaborato anche con il governatore Ron DeSantis, ma i rapporti si sono interrotti bruscamente subito dopo la sua vittoria del 2018. Da allora, tra i due c’è stata tensione: è stata Wiles stessa a suggerire le mosse più efficaci per contrastare la candidatura di DeSantis alle primarie repubblicane, e ha salutato il suo ritiro con un caustico “Bye Bye” sui social.
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Con questa nomina, Wiles si trova ora davanti alla sfida di portare ordine in un’amministrazione che in passato è stata segnata da caotici cambi di staff e frequenti fughe di notizie. Trump sembra puntare questa volta su persone di fiducia e stretti collaboratori, riducendo al minimo gli outsider. Tuttavia, resta da vedere che ruolo potranno giocare, in questa nuova fase, personalità influenti come Elon Musk e Robert Kennedy Jr., che hanno avuto un impatto sulla recente campagna e potrebbero avere un’influenza importante sulla direzione della nuova amministrazione.
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JOHN THUNE È IL NUOVO SPEAKER DEL SENATO
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Il senatore del South Dakota John Thune è stato scelto come nuovo leader della maggioranza repubblicana al Senato e ne prenderà ufficialmente possesso il 3 gennaio, quando il nuovo Congresso eletto il 5 novembre si insedierà. Come di consueto, i due grandi partiti americani eleggono il loro leader per ogni ramo del Congresso: in questo caso, avendo vinto la maggioranza in Senato, i Repubblicani hanno nominato Thune per rappresentarli.
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A 63 anni, Thune è un veterano della politica: è al Senato dal 2005 e nel 2022 ha iniziato il suo quarto mandato. È un conservatore, ma senza l'etichetta di estremista che accompagna alcuni colleghi di partito. In particolare, Thune ha spesso preso le distanze dagli alleati più fedeli di Donald Trump: nel 2020, ad esempio, ha riconosciuto subito la sconfitta di Trump senza abbracciare teorie complottiste. Tuttavia, ha chiarito che lavorerà per sostenere l’agenda del presidente Trump e portare avanti i punti principali promessi in campagna elettorale.
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Thune assume la guida del Senato con un’agenda ambiziosa su tasse, immigrazione e spesa pubblica, contando su una maggioranza di 53 seggi in Senato. La sua elezione arriva dopo una gara competitiva con John Cornyn e Rick Scott risoltasi alla terza votazione.
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Thune prende il posto di Mitch McConnell, storico leader repubblicano del Senato dal 2007. McConnell, senatore del Kentucky e figura centrale della politica americana, ha 82 anni e ha deciso di non ricandidarsi alla leadership, anche se resterà in Senato fino alla fine del suo mandato, prevista per gennaio 2027. Thune, stretto alleato di McConnell, avrà però “poco tempo per dimostrarci che sosterrà il presidente Trump, formerà il suo gabinetto, confermerà i suoi giudici e approverà il suo programma” - scrive Charlie Kirk, fondatore dell'organizzazione pro-Trump Turning Point USA. “Se lo farà, lo sosterremo. Se non lo farà, lavoreremo per rimuoverlo.”
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IL NUOVO CONGRESSO
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Dopo aver ottenuto la maggioranza al Senato, i repubblicani hanno consolidato il controllo della Camera mantenendo seggi chiave in Arizona e California e sconfiggendo diversi democratici in distretti strategici. Questa vittoria ha garantito al Partito Repubblicano il pieno controllo di Washington, con la possibilità di realizzare l'agenda del presidente eletto Donald J. Trump.
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Sebbene il margine di maggioranza alla Camera non sia ancora definitivo, i primi conteggi suggeriscono che i repubblicani avranno solo un leggero vantaggio sui democratici. Alcune partite nell’Ovest sono ancora in bilico, con voti in fase di conteggio, e le dimissioni di Gaetz, e le successive di Gabbard, Waltz e Stefanik, hanno complicato ulteriormente la situazione. Tuttavia, il leader democratico Hakeem Jeffries ha già riconosciuto la sconfitta, e l'Associated Press ha confermato il controllo repubblicano della Camera dopo la vittoria in Arizona del deputato Juan Ciscomani.
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Questa maggioranza, seppur labile, rappresenta un grande successo per i repubblicani, che fino a un anno fa temevano il giudizio degli elettori per i problemi interni della Camera. Ora, i leader del partito hanno dichiarato di voler sfruttare il potere a Washington per attuare rapidamente le riforme trumpiane.
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