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Oggi è il 19 Ottobre e mancano 17 giorni alle elezioni.
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Questa è USA 2024, la newsletter settimanale di Avada Author con gli approfondimenti, l'analisi delle notizie e le storie più interessanti della campagna elettorale americana.
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Buongiorno reader e bentornato a USA 2024.
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Il 5 novembre gli elettori americani sceglieranno il prossimo presidente degli Stati Uniti. Su Avada Author seguiamo l’avvicinamento al voto con notizie, curiosità, storie, sondaggi e tutto ciò che ruota attorno all'election day più importante del pianeta.
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LE NOTIZIE DI QUESTA SETTIMANA
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La vicepresidente Kamala Harris ha concesso un'intervista a Fox News nel programma di Bret Baier "Special Report". L’intervista è stata registrata mercoledì nei pressi di Philadelphia, dove si trovava per la campagna elettorale, e trasmessa la sera stessa. Per 26 minuti, tra interruzioni continue e clip su Trump, Harris ha risposto a domande su temi come immigrazione e sicurezza dei confini.
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Kamala Harris ha partecipato alla sua prima intervista formale su Fox News, rete nota per ospitare opinionisti conservatori che spesso supportano Donald Trump, suo rivale nelle elezioni. A tre settimane dal voto, l'obiettivo della vicepresidente era quello di parlare agli elettori repubblicani indecisi. Per un democratico, apparire su Fox News è come entrare nella tana del leone: Kamala Harris ci ha provato, affrontando Bret Baier che non le ha certo reso la vita facile interrompendola spesso. Nonostante questo, la vicepresidente è riuscita a mantenere il controllo della conversazione cercando di portare il messaggio su temi importanti per gli elettori, soprattutto le donne conservatrici, a cui puntava con questa apparizione.
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La vicepresidente Harris con Bret Baier su Fox News
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Ecco alcuni punti salienti dell'intervista:
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- Ha preso un po' le distanze da Biden. Quando le è stato chiesto come la sua presidenza sarebbe diversa da quella di Biden, Harris ha chiarito che non sarebbe una continuazione dell'attuale amministrazione. Ha parlato di nuove priorità, come la questione abitativa e il supporto alle piccole imprese, pur restando vaga su molte differenze concrete.
- Baier ha spinto forte sugli argomenti di Trump. L’intervista è stata quasi interamente concentrata su immigrazione e sicurezza delle frontiere, temi su cui Harris non ha il favore di molti indecisi. Baier non ha risparmiato critiche e ha riproposto argomentazioni tipiche di Trump, citando ad esempio casi di crimini commessi da immigrati clandestini.
- Harris ha cercato di conquistare le elettrici repubblicane. Con questa intervista, Harris puntava chiaramente a conquistare una parte dell'elettorato femminile repubblicano. Tuttavia, la conversazione non ha mai toccato temi come l'aborto, che potevano darle un vantaggio in quel target. Invece, è rimasta confinata su temi come l'immigrazione, che solitamente non le giocano a favore.
- Baier l'ha interrotta ripetutamente. Baier ha interrotto Harris più volte creando un confronto a tratti teso. La scena ha ricordato il trattamento riservato a Hillary Clinton da Matt Lauer nel 2016, con Harris che ha chiesto più volte di lasciarla finire. Nonostante tutto, ha mantenuto il suo stile cercando di ribaltare le provocazioni.
- Un attacco sulle questioni transgender. Baier l'ha accusata di sostenere cure per la transizione di genere per i detenuti a spese dello Stato. Harris ha risposto con prontezza, ricordando che le stesse politiche erano già in atto durante l'amministrazione Trump.
- I limiti del dialogo tra partiti. Anche se Harris parla spesso di dialogo bipartisan, l'intervista ha mostrato quanto sia difficile per lei convincere l'ecosistema repubblicano che la vede con estremo scetticismo. Allo stesso tempo, alcuni giovani democratici hanno criticato il suo sforzo di attrarre elettori conservatori, temendo che possa perdere il sostegno dei progressisti.
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PERCHÉ HARRIS NON PARLA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO?
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Con due uragani mostruosi che si sono abbattuti nelle ultime settimane nel Sud degli Stati Uniti, molti sostenitori democratici si chiedono perché la campagna della vicepresidente Kamala Harris non parli del cambiamento climatico, specialmente da quando Donald Trump lo ha definito una "bufala" e i democratici sono in prima linea per combattere il riscaldamento globale.
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Secondo i politologi e gli esperti del clima, ci sono almeno due possibili ragioni per il suo relativo silenzio e altrettanti per i “fastidi” verso il Green New Deal di Biden.
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L'uragano Helene visto dallo spazio. È spaventoso!
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Il clima in politica non è un argomento vincente Quando ha vinto la nomination, una delle prime cose che ha fatto Harris è stata chiarire che sostiene il fracking (la tecnica di fratturazione delle rocce con getti d'acqua ad alta pressione per estrarre petrolio e gas naturale), anche se ne aveva chiesto il divieto nella sua prima campagna presidenziale cinque anni fa. Il calcolo politico è stato facile: il fracking è un'industria importante in Pennsylvania e la Pennsylvania è uno stato che deve vincere.
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In un sondaggio di Gallup a livello nazionale, il cambiamento climatico tra gli elettori non è un problema di primaria importanza. In un momento in cui gli elettori hanno così tante preoccupazioni urgenti - dall'economia alla democrazia alla sicurezza nazionale - si scopre che il clima è uno dei due problemi meno “estremamente o molto” importanti per il loro voto (l’altro è i diritti delle persone transgender).
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Parla di cambiamento climatico con un linguaggio poco convincente Il dibattito, almeno a livello presidenziale, si è spostato da come impedire ai combustibili fossili di riscaldare l'atmosfera terrestre al recupero di vecchi termini ambientali, come garantire aria e acqua pulite. Quando il tema del cambiamento climatico viene sollevato, Harris risponde che il problema esiste, ma sembra trattarlo quasi con superficialità. Poi spiega di come la produzione possa coesistere fianco a fianco con gli sforzi per il clima: a volte sembra addirittura che minimizzi - al limite del fastidio - il voto decisivo sulla più grande legislazione sul clima nella storia degli Stati Uniti. "Sono orgogliosa che come vicepresidente negli ultimi quattro anni abbiamo investito un trilione di dollari in un'economia di energia pulita, però abbiamo anche aumentato la produzione nazionale di gas a livelli storici". Sono le sue testuali parole al dibattito presidenziale del mese scorso quando le è stata posta la domanda sul cambiamento climatico. Questo è ben lontano dal linguaggio apocalittico da "allarme rosso" utilizzato al vertice sul clima dopo l'insediamento di Biden.
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Le questioni climatiche solitamente vengono trascurate nei dibattiti presidenziali, ma sono emerse piuttosto presto nel dibattito tra i vicepresidenti. Ecco come ne ha parlato il candidato VP di Harris, il governatore del Minnesota Tim Walz: "I miei agricoltori sanno che il cambiamento climatico è reale. Hanno assistito a 500 anni di siccità, 500 anni di inondazioni, una dopo l'altra". Insomma, ne parlano, ma forse con un approccio che non arriva davvero agli elettori.
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Preoccupazioni per le precedenti posizioni estreme sul clima Come senatrice, è stata una delle prime co-sponsor del Green New Deal di Biden, il piano per combattere il cambiamento climatico e la disuguaglianza economica costato un sacco di miliardi. Ora sta abbracciando il fracking, e probabilmente è proprio questo drammatico cambiamento che lei vuole minimizzare. Per cui è più facile non affrontare nulla che parlarne.
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La risposta, se si può considerare tale, è arrivata da Seth Schuster, il portavoce della campagna Harris, che al Post ha detto che la vicepresidente è orgogliosa del voto decisivo per il più grande investimento nella lotta al cambiamento climatico e per la creazione di un’economia verde. Magari mi sbaglio, ma sa di fuffa.
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Harris però è considerata dagli elettori la scelta migliore per la questione climatica Nonostante tutto, Harris mantiene un ampio vantaggio su Trump in termini di affidabilità sulla gestione del cambiamento climatico (26 punti, secondo Gallup). Trump, che non ci tiene a smentire i sondaggi, dice che il cambiamento climatico è una bufala, che il piano Project 2025 taglia le protezioni contro il cambiamento climatico e chiede persino di porre fine alle previsioni meteorologiche descrivendo la NOAD (National Oceanic and Atmospheric Administration, il servizio metereologico nazionale) come "uno dei principali motori dell'industria degli allarmi per il cambiamento climatico".
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Insomma, il contrasto non potrebbe essere più netto.
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USA 2024
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LA CRISI CLIMATICA ALIMENTA LE FAKE NEWS
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Gli uragani Milton ed Helene hanno anticipato il caos informativo che potrebbe intensificarsi con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 5 novembre.
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Questa immagine è stata realizzata con l'intelligenza artificiale
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Un’elezione presidenziale è il terreno ideale per questo tipo di disinformazione, soprattutto quando il risultato è incerto, come nel 2020, quando ci sono voluti giorni per avere un risultato definitivo. In quel contesto frammentato, con notizie che arrivavano a pezzi da varie parti del paese, è stato facile alimentare sospetti. All'epoca, i sostenitori di Trump hanno lanciato una serie di accuse weird (detta alla Walz): valigie di voti falsi, tubature esplose per coprire alterazioni dei risultati, macchine per il voto truccate, doppi voti e addirittura voti di persone morte. Il rischio è che, questa volta, la disinformazione faccia ancora più danni. Le dinamiche tecnologiche sono cambiate e l’ecosistema mediatico che ruota attorno a Trump si è ampliato, anche grazie a Elon Musk (e X), ormai apertamente schierato a favore delle teorie complottiste di Donald Trump.
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È difficile comprendere il nichilismo che caratterizza il momento attuale. La pandemia ha reso gli americani più sospettosi verso le autorità, più inclini a diffondere teorie del complotto e ad attaccare chi lavora nella sanità pubblica. Ma quello che appare davvero nuovo, dopo gli uragani, è che chi mente non si preoccupa nemmeno di nascondere le proprie frottole. Anzi, spesso le personcine a modo che condividono informazioni false lo fanno apertamente, ammettendo di non curarsi se ciò che diffondono sia vero o falso.
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E l'esempio arriva da alcuni politici repubblicani che hanno diffuso l'immagine di una bambina in salvo da Helene che tiene in braccio un cucciolo. Quella foto, che è l'image header di questa storia, è stata generata dall’intelligenza artificiale (lo avevo già sottolineato nella newsletter di sabato scorso). Anche quando è stato dimostrato che l’immagine era falsa, i repubblicani hanno continuato a difenderla. Amy Kremer, deputata della Georgia, in un tweet: “Non so da dove arrivi la foto, e onestamente non ha importanza. È rappresentativa del trauma e del dolore che la gente sta vivendo in questo momento”. Questo tipo di atteggiamento è diventato sempre più comune, tanto che molti ormai condividono immagini create dall’intelligenza artificiale pur sapendo che non corrispondono alla realtà.
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D'altra parte, se il 52% degli utenti americani di TikTok dichiara di informarsi regolarmente su TikTok e meno dell'1% segue account di giornalisti o media tradizionali, cosa ci si poteva aspettare di diverso?
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Torniamo però alla realtà. L'uragano Milton non ha causato lo stesso numero di vittime di Helene principalmente perché stavolta è stato preso molto più sul serio da tutti: dai media, dalle autorità e di conseguenza anche dalla popolazione. Milioni di persone hanno abbandonato le loro case con largo anticipo. Prima ancora che Milton si abbattesse, erano già stati distribuiti decine di migliaia di generatori, milioni di pasti, milioni di litri d’acqua e carburante sufficiente per passare qualche settimana con i generatori accesi. I militari erano già operativi sul campo, a differenza di quanto avvenuto con Helene quando sono arrivati sei giorni dopo. In questo senso, le critiche dei Repubblicani per la lentezza della Casa Bianca non sono del tutto prive di fondamento.
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LA CASA BIANCA PASSA DAL NORTH CAROLINA
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Il North Carolina è uno stato cruciale per le elezioni presidenziali con Trump in vantaggio su Harris di appena due punti, secondo gli ultimi sondaggi. È uno stato che Trump ha estrema necessità di vincere per avere una chance di tornare alla Casa Bianca, ma il NC ha anche una storia favorevole ai repubblicani: hanno vinto in dieci delle ultime dodici elezioni presidenziali. Nonostante ciò, la situazione resta incerta.
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Trump può contare su una popolazione rurale bianca e su un recente aumento di registrazioni elettorali tra i pensionati bianchi; ma Harris ha dalla sua parte l'espansione delle aree urbane e il crescente coinvolgimento dei giovani elettori, specialmente grazie alla presenza di alcune tra le più prestigiose università del paese. Inoltre, il sostegno delle donne di periferia potrebbe essere decisivo per lei, soprattutto se il candidato repubblicano a governatore, Mark Robinson, dovesse continuare a perdere consensi a causa dei recenti scandali sessuali.
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Un fattore che potrebbe complicare ulteriormente il quadro è l’impatto dell’uragano Helene, che ha devastato alcune zone rurali pro-Trump e alimentato disinformazione sulla gestione degli aiuti federali. La combinazione di questi elementi, unita all’incognita sull'affluenza alle urne, rende la battaglia nel North Carolina ancora più incerta.
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La corsa per la presidenza si fa sempre più tesa. A tre settimane dal voto, i sondaggi ci mostrano Kamala Harris e Donald Trump praticamente appaiati nei sette stati decisivi. Non è così comune vedere una competizione così equilibrata in così tanti stati cruciali a questo punto della campagna elettorale.
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Quando ci si trova davanti a un margine così risicato, ogni piccolo spostamento nei sondaggi assume un peso enorme. E proprio per questo, anche un errore minimo nelle rilevazioni può cambiare il risultato finale. Se i sondaggi dovessero sottovalutare Trump, anche di pochissimo come successo nel 2016, potrebbe facilmente portare a casa gli stati del Nord e con essi la presidenza. Però vale anche l'opposto: i sondaggisti sottovalutarono i democratici nelle elezioni di medio termine del 2022, se la storia si ripetesse Harris potrebbe ottenere una vittoria senza troppi sforzi, anche con un margine così stretto.
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Per capire come funziona l'elezione del presidente degli Stati Uniti e come interpretare i sondaggi, più in basso c'è lo spiegone. I dati qui sotto sono medie dei sondaggi più recenti e si basano sul lavoro di Nate Silver. Vince chi arriva a 270.
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Ecco la situazione negli stati in bilico, tra parentesi i dati di settimana scorsa:
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- Arizona – Trump +1,6% (Trump +1,1%)
- Georgia – Trump +1,5% (Trump +0,8%)
- Nevada – Harris +1% (Harris +0,9%)
- North Carolina – Trump +0,9% (Trump +0,7%)
- Michigan – Harris +0,8% (Harris +1,1%)
- Pennsylvania – Harris +0,5% (Harris +0,8%)
- Wisconsin – Harris +0,6% (Harris +1,1%)
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Qualche giorno fa, il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti ha espresso una critica piuttosto forte verso i maschi neri, sottolineando come il sostegno a Kamala Harris all'interno di questo gruppo sia calato di quasi il 15% rispetto ai numeri ottenuti da Joe Biden quattro anni fa.
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Nel 2016, Clinton puntava nel ruolo storico di prima donna Presidente. Harris, invece, ha preferito non enfatizzare troppo questo aspetto.
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Secondo Obama, questo potrebbe essere un riflesso del conservatorismo che serpeggia tra gli uomini di colore, restii all’idea di essere guidati da una donna. Invece di ammettere questa riluttanza, spesso si aggrappano a ragioni politiche per giustificare la tentazione di non votare per Harris, o addirittura di sostenere Donald Trump, nonostante l'atteggiamento denigratorio nei loro confronti.
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Ma dietro le scuse, sostiene Obama, si nasconde una verità scomoda: il sessismo.
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IMMIGRAZIONE E OPINIONE PUBBLICA
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Negli ultimi anni, il dibattito sull'immigrazione negli Stati Uniti ha assunto un tono sempre più duro. Se otto anni fa Trump veniva criticato per l'idea del muro al confine con il Messico, oggi il suo linguaggio è ancora più estremo: dipinge gli immigrati come una minaccia esistenziale e promette la più grande operazione di deportazione della storia americana.
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I politici stanno reagendo a un cambiamento profondo e rapido dell’opinione pubblica americana
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Anche i democratici hanno cambiato approccio. Nel 2020, Biden aveva promesso di invertire le politiche migratorie di Trump e di espandere le vie legali per l'immigrazione. Tuttavia, in vista delle elezioni del 2024, la retorica umanitaria è scomparsa, con Kamala Harris che ora enfatizza il rafforzamento dei controlli al confine e la lotta alle organizzazioni criminali.
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Questa trasformazione risponde a un cambio nell'opinione pubblica: nel 2020 solo il 28% degli americani voleva ridurre l'immigrazione, ma nel 2024 la percentuale è salita al 55%, con un inasprimento dell'atteggiamento anche tra democratici e indipendenti. Questo cambiamento è dovuto sia a una reazione al governo democratico, sia al caos causato dall'aumento degli arrivi al confine meridionale.
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• Il Secret Service statunitense ha confermato che in California non c'è stato alcun terzo tentato omicidio a Donald Trump. La persona fermata domenica scorsa al comizio di Coachella è stata arrestata - e poi rilasciata su cauzione - perché nella sua auto sono state trovate armi che deteneva senza autorizzazione e un accredito falso per partecipare all'evento elettorale. I media americani lo avevano catalogato inizialmente come il terzo tentativo di attentato contro Trump, invece sono sempre due: il primo risale a luglio durante un comizio a Buttler, in Pennsylvania, dove un cecchino ha colpito l'ex presidente a un orecchio prima di essere neutralizzato da un tiratore scelto dei servizi segreti; il secondo, invece, è avvenuto meno di un mese dopo nel suo campo da golf in Florida, dove un altro uomo armato è stato sorpreso dal Secret Service mentre si nascondeva tra i cespugli.
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• Giovedì sono state pubblicate le conclusioni dell’indagine indipendente sul Secret Service chiesta dal presidente Biden dopo l'attentato a Donald Trump il 13 luglio a Butler, in Pennsylvania, nel quale era stato ferito a un orecchio. Il rapporto di 52 pagine, ha appurato che il Secret Service non è al meglio e ne raccomanda una riforma radicale.
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• Venerdì (giovedì in Italia) è uscito negli Stati Uniti The Apprentice, il controverso film su Donald Trump che lo dipinge come uno stupratore, un bugiardo e un imprenditore senza scrupoli capace di mettere nei guai praticamente chiunque entri in contatto con lui. Il film offre una visione quasi scioccante del giovane immobiliarista che, quattro decenni dopo, avrebbe conquistato il panorama politico americano diventando il 45° presidente degli Stati Uniti. Il film ha ricevuto una standing ovation di otto minuti a Cannes ma nessuna tv americana ha voluto trasmettere il trailer prima delle elezioni.
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• La scorsa settimana, un sondaggio del Wall Street Journal ha mostrato che la sfida in Arizona è apertissima: il 47% degli elettori sostiene Harris, mentre il 45% è dalla parte di Trump. Un dato interessante è che Harris ha l'appoggio del 96% dei democratici, ma Trump sembra avere qualche difficoltà in casa, con l'88% del sostegno tra i repubblicani. Infatti, un sorprendente 8% dei repubblicani intervistati ha dichiarato che preferirebbe votare per Harris.
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• Il New York Times scrive che negli ultimi tre mesi Elon Musk ha investito 100 milioni di dollari nel suo Super PAC, America PAC, per sostenere Donald Trump (cosa sono i Super PAC). Anche Miriam Adelson, vedova del magnate dei casinò Sheldon Adelson, ha donato la stessa cifra al suo PAC Preserve America, mentre Dick Uihlein, una delle figure più ricche del Midwest, ha contribuito con 50 milioni a Restoration PAC, un altro PAC personale pro-Trump.
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Dall'altro lato, l'Harris Victory Fund di Kamala Harris ha raccolto 633 milioni di dollari tra luglio e settembre, una cifra sorprendente che supera del 50% quanto raccolto da Joe Biden nello stesso periodo nel 2020.
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LE REGOLE DELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI
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Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti funzionano attraverso un sistema particolare basato sul Collegio Elettorale. In pratica, gli elettori non votano direttamente per il presidente, ma scelgono i cosiddetti "grandi elettori", cioè i delegati di ogni stato, che sono proporzionati alla popolazione e corrispondono al numero di deputati eletti alla Camera dei Rappresentanti a Washington.
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La maggior parte degli stati adotta un approccio “winner-takes-all”, dove il candidato che vince si porta a casa tutti i grandi elettori, ad eccezione di Maine e Nebraska che utilizzano il metodo proporzionale. Per diventare presidente servono 270 voti su un totale di 538 grandi elettori.
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Il vero scontro si gioca negli stati in bilico, conosciuti come "swing states". Quest'anno sono sette in particolare che fanno la differenza: Arizona, North Carolina, Georgia, Nevada, Michigan, Wisconsin e Pennsylvania. Tuttavia, gli ultimi tre – Michigan, Wisconsin e Pennsylvania – sono i più determinanti poiché facevano parte del "Blue Wall", un gruppo di stati tradizionalmente democratici che Trump riuscì a strappare nel 2016.
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Le elezioni si tengono ogni quattro anni, il primo martedì di novembre. Dopo il voto popolare, i grandi elettori si riuniscono a dicembre per esprimere ufficialmente il loro voto, mentre il Congresso certifica i risultati a gennaio. In caso di pareggio o stallo, è la Camera dei Rappresentanti a scegliere il presidente, mentre il Senato si occupa di eleggere il vicepresidente.
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Tra storie e notizie
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