Share this emailCopy the public link or share it on your favorite channel.
giacomolagona.it
Oggi è il 12 Ottobre e mancano 24 giorni alle elezioni.
Questa è USA 2024, la newsletter settimanale di Avada Author con gli approfondimenti, l'analisi delle notizie e le storie più interessanti della campagna elettorale americana.
Buongiorno reader e bentornato a USA 2024.

L'AMERICA AL VOTO
Il 5 novembre gli elettori americani sceglieranno il prossimo presidente degli Stati Uniti. Su Avada Author seguiamo l’avvicinamento al voto con notizie, curiosità, storie, sondaggi e tutto ciò che ruota attorno all'election day più importante del pianeta.

LE NOTIZIE DI QUESTA SETTIMANA

Il presidente Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin prima dell'inizio del loro incontro nel 2018 a Helsinki. (Pablo Martínez Monsivais/AP)

L'AMICO DI PUTIN

Ogni anno, dal 1917, la Columbia University assegna il Premio Pulitzer, un riconoscimento che premia i migliori nel campo del giornalismo, della letteratura e della musica. Parliamo del più prestigioso premio per chi fa giornalismo. In oltre un secolo, ha premiato reportage e articoli che hanno segnato le carriere di giornalisti e reso grandi le testate che li hanno pubblicati. Vincere un Pulitzer è il punto più alto della carriera di un giornalista, come vincere un Nobel, e non è per niente facile arrivarci.

Bob Woodward, colonna del giornalismo investigativo e del Washington Post, è uno di quei giornalisti che ce l’ha fatta due volte. La prima, nel 1973, con il caso Watergate, e la seconda, nel 2002 con gli articoli sugli attacchi dell'11 settembre 2001. E ora, martedì 15 ottobre, esce il suo nuovo libro, War, in cui svela retroscena inediti sul rapporto tra Trump e Putin.

I DUE AMICONI
Su War, Woodward rivela che nel 2020 Trump avrebbe inviato segretamente a Putin delle macchine Abbott per i test Covid da usare a scopo personale. All'epoca, Stati Uniti e Russia si scambiarono diverse attrezzature mediche, però non le macchine per i test perché erano carenti in tutto il mondo. Ma, a quanto pare, Putin, isolato per paura del virus, avrebbe chiesto a Trump di mantenere segreta questa consegna. “Non dire a nessuno che me le hai mandate – avrebbe detto – perché la gente se la prenderebbe con te, non con me. Di me non gliene importa nulla.” Trump, come prevedibile, ha negato tutto e accusato Woodward di falsità, anche se il precedente piuttosto pesante del Watergate consiglierebbe prudenza.

Woodward afferma che Trump e Putin hanno mantenuto i contatti anche dopo che Trump ha lasciato la Casa Bianca. In un capitolo, racconta di una telefonata privata tra i due a Mar-a-Lago, la tenuta del candidato repubblicano in Florida. A quanto pare, ci sarebbero state diverse chiamate, forse fino a sette, tra Trump e Putin dopo il 2021.

COME IN COREA DEL NORD
Un altro punto interessante di War riguarda la decisione di Trump di ricandidarsi alla presidenza. Woodward descrive alcune conversazioni tra Trump e il senatore Lindsey Graham, uno dei suoi alleati. Graham paragona Mar-a-Lago alla Corea del Nord, dove tutti applaudono ogni volta che Trump entra nella stanza. Pur ammettendo che Biden ha vinto regolarmente le elezioni, Graham afferma che Trump “non vuole sentirlo dire”.

Tra i consigli che Graham ha dato a Trump per il 2024, c'è quello di concentrarsi su nuovi elettori. “Hai già chi crede che la terra sia piatta e che non siamo mai andati sulla luna. Lasciali perdere”, gli avrebbe detto Graham, sottolineando che il vero problema di Trump sono le donne moderate. Graham ha cercato più volte di far dimenticare a Trump il 2020, dicendogli che, se sarà rieletto, il 6 gennaio non sarà più il suo necrologio.

In una delle conversazioni raccontate dal senatore a Woodward, Trump, in tono quasi di vanto, gli avrebbe detto: “Ho fatto un discorso oggi e ho menzionato le elezioni del 2020 solo due volte!”, come se fosse un grande segno di autocontrollo.

Nel frattempo, mentre Trump porta avanti la sua campagna presidenziale, Graham confessa a Woodward: “Trump sta diventando sempre più instabile.”

"Trump è stato il presidente più spericolato e impulsivo della storia americana e sta dimostrando lo stesso carattere da candidato presidenziale nel 2024", scrive Woodward nel libro "War", che uscirà il 15 ottobre.

BIDEN & HARRIS
Dopo oltre 50 anni di reportage sui leader degli Stati Uniti, Bob Woodward arriva a una conclusione netta: Trump non è adatto a ricoprire la carica. D'altra parte, Joe Biden e il suo team, pur con molti errori, si sono mostrati decisi e propositivi nel loro approccio. Kamala Harris, la vicepresidente e candidata democratica per la presidenza, appare in più occasioni nel libro. Woodward la descrive come una figura attenta e leale a Biden, ma non particolarmente rilevante nelle questioni di politica estera.

Questo libro è il quarto che Woodward scrive dopo l'inaspettata vittoria di Trump nel 2016. Gran parte del racconto si concentra su due grandi crisi che hanno dominato il team di sicurezza nazionale di Biden: la guerra della Russia all'Ucraina, iniziata nel febbraio 2022, e il conflitto tra Israele e Hamas, acutizzato dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.

In più, Woodward analizza l'ombra di Trump che ancora pesa sulle questioni internazionali e sulla politica interna americana. Si parla anche delle ammissioni di Biden sui suoi errori, come la scelta di nominare Merrick Garland come procuratore generale. Infatti, Biden si è detto pentito di questa decisione quando suo figlio Hunter è stato incriminato da un procuratore nominato da Garland, nel mezzo di aspre polemiche legate alle accuse contro Trump.

LA FRASE CHE NE AVREBBE SEGNATO LA CARRIERA
Woodward racconta anche un momento chiave dell’estate 2023, quando Biden ha seriamente considerato di ritirarsi dalla corsa presidenziale. Il segretario di Stato Antony Blinken, durante un pranzo alla Casa Bianca gli ha fatto notare che l’eredità politica di una persona si riduce spesso a una sola frase. E che, se Biden avesse continuato con la candidatura e avesse perso contro Trump, quella sarebbe stata la frase che avrebbe segnato la sua carriera.

USA 2024

Tim Walz è un problema

TIM WALZ È UN PROBLEMA?

La scorsa settimana si è tenuto il dibattito tra J.D. Vance e Tim Walz, ma come spesso accade con i confronti tra vicepresidenti, non è stato proprio uno di quegli eventi memorabili. Il pubblico, piuttosto scarso rispetto al dibattito tra Harris e Pence nel 2020, la maggior parte aveva più di 55 anni. Insomma, chi c'era sembrava già aver deciso per chi votare, quindi difficilmente questo incontro avrà un impatto serio sui sondaggi.

Vance però ha giocato le sue carte con furbizia. Il suo team aveva rivelato che la strategia era quella di smontare l'immagine negativa che i Democratici gli avevano cucito addosso. L’avevano descritto come un tipo senza cuore, un po' cattivone, e Walz si era divertito a definirlo "weird", strambo, in televisione e nei comizi. Ma Vance ha tirato fuori un asso dalla manica: durante il dibattito è stato di una gentilezza e cordialità sorprendenti. E questa mossa ha pagato. Walz non è riuscito a lanciare neanche un attacco degno di nota. I due si sono ritrovati addirittura a concordare su molte cose, un’immagine quasi surreale, considerando gli anni di scontri infuocati alla Trump. In definitiva, è stato Vance a uscirne meglio, grazie anche al suo modo sicuro e deciso di parlare, che ha reso ancora più evidente la difficoltà di Walz, apparso a tratti insicuro e poco convinto nelle sue risposte.

Parlando di Walz sta diventando una spina nel fianco per Harris. Ha perso un po' della sua brillantezza sul palco e in campagna elettorale lo si vede poco. Durante il dibattito è apparso impreparato, specialmente quando si è toccata la politica estera. E alcuni nel team di Harris cominciano a mormorare, un segnale non proprio rassicurante. Poi ci sono le sue famose "sviste": ha detto di essere stato in Cina durante le proteste di Tiananmen, cosa non vera; ha parlato della nascita della figlia con fecondazione in vitro, falso anche questo; e si è inventato pure di essere stato in guerra, altra balla. Ogni volta cerca di giustificarsi dicendo che si è espresso male, ma le piccole bugie cominciano ad accumularsi, e di certo non stanno facendo bene alla sua immagine.

PROBLEMI PER DOUG EMHOFF?

Il Daily Mail ha riportato un episodio piuttosto controverso su Doug Emhoff, il marito di Kamala Harris: nel 2012 avrebbe schiaffeggiato la sua ex compagna così forte da farle perdere l’equilibrio. Questo sarebbe successo durante una lite in coda per il parcheggio davanti a un hotel, al festival di Cannes. A raccontarlo sarebbero state tre amiche della donna con le quali avrebbe condiviso l’accaduto.

Ora, sappiamo bene che il Daily Mail è più uno strofinaccio che una fonte affidabile, ma i dettagli della storia sono piuttosto specifici. Eppure, i media più seri sembrano per il momento ignorare la vicenda, ma secondo me varrebbe la pena tenerla d'occhio.

C’è da dire che Emhoff è sempre stato considerato un uomo affabile e si è adattato bene al suo ruolo di "second gentleman", nonostante qualche ombra sul suo passato. Solo qualche mese fa, infatti, ha ammesso di aver tradito la sua prima moglie con la tata, una rivelazione che ha scalfito giusto un pelino la narrazione perfetta costruita dal team Harris. Questa storia, prendesse piede, potrebbe avere effetti diversi.

Che sia questa la sorpresa di ottobre di queste elezioni?
MAGA
Non c’è modo di convincere i sostenitori di Trump che non dovrebbe essere eletto presidente. Ma può ancora essere battuto.

QUESTA ELEZIONE NON RIGUARDA IL CAMBIARE OPINIONE

Mentre i lettori si avvicinano all’ultimo tratto prima del Giorno delle Elezioni, permettetemi di alleggerire il cammino con una semplice verità: non c’è nulla che possiate dire o fare per convincere i discepoli di Trump, seguaci del MAGA, che lui non sia adatto a essere presidente degli Stati Uniti.
Il massimo che potete fare è esprimere il vostro voto sacro e poi concentrarvi nel portare tutte le persone vicine a voi alle urne, affinché possano votare per il ticket che incarna i veri ideali, le speranze e i valori americani: la vicepresidente Kamala Harris e il governatore del Minnesota Tim Walz. Un ticket che esclude i sostenitori di “Make America Great Again“, fedeli solo a Trump.

L'endorsement per Kamala Harris del Pulitzer Colbert King sul Washington Post, tradotto in italiano.

SONDAGGI

Guardate come i distacchi si stanno accorciando, ancora una volta! Non sorprende che tra i Democratici inizi a circolare un po' di ansia. Ma c'è un altro aspetto da tenere d'occhio: questa settimana è emerso un potenziale errore nelle misurazioni delle opinioni degli americani. Gli istituti di sondaggi, nel tentativo di non sottovalutare il consenso per Trump, potrebbero finire per sottostimare quello per Harris.
Se vuoi finalmente capire come funziona l'elezione del presidente degli Stati Uniti e come interpretare i sondaggi, ti consiglio di dare un'occhiata in basso. I dati che trovi qui sotto sono medie dei sondaggi più recenti, ponderati in base all'affidabilità dimostrata in passato dai vari istituti. Si basano sul lavoro di Nate Silver. Se vuoi, puoi divertirti a giocare con la mappa. Vince chi arriva a 270.
Ecco la situazione negli stati in bilico:
  • ArizonaTrump +1,1% (era: Trump +1,1%)
  • GeorgiaTrump +0,8% (era: Trump +1%)
  • NevadaHarris +0,9% (era: Harris +2,8%)
  • North CarolinaTrump +0,7% (era: Trump +0,4%)
  • MichiganHarris +1,1% (era: Harris +2%)
  • PennsylvaniaHarris +0,8% (era: Harris +1,3%)
  • WisconsinHarris +1,1% (era: Harris +2%)

    Cosa dicono i modelli probabilistici:
    Silver Bulletin
    Harris ha il 52% di probabilità di vincere
    The Economist
    Harris ha il 51% di probabilità di vincere

L'URAGANO HELENE IN CAMPAGNA ELETTORALE

La crisi climatica alimenta le fake news
Nei giorni scorsi, mentre aumentavano le testimonianze della devastazione causata dall'uragano Helene in North Carolina e le notizie sui ritardi nei soccorsi, l'immagine qui sopra ha iniziato a fare il giro di Facebook, accompagnata da frasi come "Ecco cosa Biden e i Democratici hanno fatto al paese". Ma l'immagine non è una foto vera: è stata creata con un software di intelligenza artificiale.
Molti influencer e politici della destra radicale l'hanno condivisa. Una dirigente del Partito Repubblicano l'ha rilanciata, dicendo che resterà impressa nella sua mente. Quando le hanno detto che non era reale, ha risposto: "Non mi importa. C'è chi sta anche peggio di così. La foto rappresenta la loro sofferenza".
Come se la situazione non fosse già abbastanza drammatica, negli ultimi giorni milioni di americani sono stati bombardati da notizie false sull'uragano Helene e i soccorsi: si parla di donazioni per le vittime usate per i migranti, o di un governo che approfitta per rubare il litio del North Carolina, o addirittura di soccorsi che ignorano le aree con più elettori Repubblicani...
Un politico locale del Partito Repubblicano, stanco delle continue telefonate dei suoi elettori, ha deciso di fare una lista infinita (anche se incompleta) delle segnalazioni che riceveva . Tutto partiva da cose viste sui social. Esasperato, ha scritto un post per dire basta. Ma il problema non si ferma solo ai social media. Ad esempio, ci sono stati casi in cui i soccorritori sono andati in posti segnalati come emergenze, dove si diceva che una famiglia era abbandonata, per poi non trovare nessuno.

COSE DA SAPERE


  • Quello che sta succedendo in questi giorni è solo un assaggio di ciò che ci aspetta la notte del 5 novembre e nei giorni seguenti, soprattutto se Trump dovesse perdere le elezioni: si parlerà di voti scomparsi, macchine per votare truccate, schede già compilate, persone che hanno votato più volte e immigrati irregolari che hanno votato senza avere la cittadinanza. Qualcosa di simile, anche se in modo meno intenso, succederà se dovesse vincere Harris. Ricordate quando si diceva che Trump si fosse organizzato da solo un attentato? E non abbiamo nemmeno parlato di Russia, Iran, Cina e delle loro ben documentate campagne di disinformazione. Sarà necessario mantenere i nervi saldi, anche per noi che seguiamo da lontano.
  • Elon Musk non si è limitato a fare un endorsement qualunque, come quelli fatti da Taylor Swift o Kid Rock. Ha deciso di trasferirsi temporaneamente in Pennsylvania e di parlare o incontrare Trump diverse volte a settimana. Tra pochi giorni avremo i dati ufficiali, ma il New York Times sostiene che potrebbe aver già speso fino a mezzo miliardo di dollari per sostenere la campagna elettorale di Trump. È qualcosa di mai visto nella storia recente degli Stati Uniti: la persona più ricca del mondo che investe così tanto su un candidato alla presidenza. A questo punto, in molti iniziano a sospettare che Musk stia giocando una partita più grande. Non può diventare presidente, essendo nato in Sudafrica, ma sa bene quanto Trump sia sensibile all'adulazione. Musk potrebbe vedere in questa situazione un'occasione unica per diventare una sorta di consigliere con un'influenza senza precedenti, se non addirittura il vero presidente dietro le quinte.
  • Dopo essersi molto tormentata per la mancanza di interviste tv, la vicepresidente Kamala Harris ha intrapreso un vero e proprio blitz mediatico. È andata a 60 Minutes della CBS, al podcast tutto al femminile Call Her Daddy, all'imbarazzante The Howard Stern Show, alla ABC per The View e da Stephen Colbert per The late show.. Durante l'intervista a The View, uno dei programmi seguiti quasi interamente da un pubblico femminile, le hanno chiesto in cosa si sentisse diversa da Biden. Lei, senza pensarci troppo, ha risposto: "Non mi viene in mente nulla". Probabilmente si è resa conto subito della gaffe, perché qualche minuto dopo, mentre si parlava già di altro, ha voluto correggere il tiro, aggiungendo che nel suo governo ci sarebbe stato un Repubblicano. È stato un errore evitabile, di quelli che non servono davvero a niente.
  • A settembre, la disoccupazione è scesa al 4,1%, segno che il mercato del lavoro sta andando alla grande. Anche l'inflazione si è quasi assestata intorno al 2%, un livello che non si vedeva da tre anni e che viene considerato perfetto per un’economia stabile. Il PIL continua a crescere a un ritmo del 3% all'anno, e persino l'aumento dei prezzi degli affitti sta rallentando. La situazione è così positiva che ora la Federal Reserve cercherà di mantenere queste condizioni il più a lungo possibile. Se Harris dovesse vincere le elezioni, si potrà dire che gli americani erano preoccupati per l’immigrazione e l’inflazione, ma che durante la campagna elettorale entrambe le questioni si sono fatte meno allarmanti giorno dopo giorno.
  • Donald Trump sa come attirare l'attenzione, soprattutto in campagna elettorale: secondo i funzionari statunitensi l'Iran vuole assassinarlo. Lui, però, non collabora con il Secret Service che deve proteggerlo.
  • Trump, inoltre, ha rifiutato l'intervista a 60 Minutes per non farsi verificare in diretta. Piccola postilla: in 50 anni di trasmissione, nessun candidato alla presidenza aveva rifiutato di farsi intervistare da 60 Minutes. Trump è il primo anche in questo.

LE REGOLE DELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti funzionano attraverso un sistema particolare basato sul Collegio Elettorale. In pratica, gli elettori non votano direttamente per il presidente, ma scelgono i cosiddetti "grandi elettori", cioè i delegati di ogni stato, che sono proporzionati alla popolazione e corrispondono al numero di deputati eletti ala Camera dei Rappresentanti di quello stato.

La maggior parte degli stati adotta un approccio “winner-takes-all”, dove il candidato che vince si porta a casa tutti i grandi elettori, ad eccezione di Maine e Nebraska che utilizzano il metodo proporzionale. Per diventare presidente servono 270 voti su un totale di 538 grandi elettori.

La vera battaglia si gioca negli stati in bilico, conosciuti come "swing states". Quest'anno sono sette in particolare che fanno la differenza: Arizona, North Carolina, Georgia, Nevada, Michigan, Wisconsin e Pennsylvania. Tuttavia, gli ultimi tre – Michigan, Wisconsin e Pennsylvania – sono i più determinanti poiché facevano parte del "Blue Wall", un gruppo di stati tradizionalmente democratici che Trump riuscì a strappare nel 2016.

Le elezioni si tengono ogni quattro anni, il primo martedì di novembre. Dopo il voto popolare, i grandi elettori si riuniscono a dicembre per esprimere ufficialmente il loro voto, mentre il Congresso certifica i risultati a gennaio. In caso di pareggio o stallo, è la Camera dei Rappresentanti a scegliere il presidente, mentre il Senato si occupa di eleggere il vicepresidente.
PER OGGI È TUTTO.
Come sempre, sentiti libero di dirmi la tua rispondendo a questa newsletter o scrivendo a giacomo@giacomolagona.it.

Ciao, e grazie!
Giacomo

Tra storie e notizie

Questa è USA 2024, la newsletter di Avada Author sugli approfondimenti delle presidenziali americane. Se ti è piaciuta, girala ai tuoi contatti oppure falli abbonare qui.
facebook twitter instagram linkedin email 
Prima di andar via, hai dato un'occhiata alla sezione book?