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  • Trump trasforma la California nel nemico interno: l’immigrazione diventa il pretesto per attaccare il dissenso e svuotare il federalismo americano.

  • La tregua a Gaza serve a chi comanda, non a chi subisce. I civili restano ostaggi, mentre Israele e Hamas consolidano il loro potere sull’immobilismo.

  • La stretta di Trump contro gli studenti cinesi arriva dopo anni di preparazione. Il nuovo piano, firmato da Rubio, punta a revocare i visti a chi ha legami con Pechino o studia materie sensibili. Il rischio, ora, è riaccendere lo scontro con la Cina sul piano commerciale e diplomatico.

  • Dopo l’attentato a Butler, Trump ha iniziato a presentarsi come un uomo scelto da Dio per una missione. La sua retorica si è fatta più religiosa, il potere più assoluto, e il confine tra politica e fede si è fatto sempre più sottile.

  • L’Occidente continua a parlare di “sostegno a Israele” come se si trattasse ancora di un alleato che condivide i propri valori. Ma quei valori, oggi, sembrano piegati, svuotati, ridotti a giustificazione per l’indicibile. E la domanda che resta, urgente, è: fino a quando continueremo a chiamare democrazia un governo che dichiara apertamente di voler svuotare una terra dalla sua gente? Perché quella di Gaza non è più una guerra, è un genocidio.

  • Dopo settimane di silenzio – la presentazione di Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca in giro per la mia regione è davvero, ma davvero una meravigliosa esperienza – rieccomi a scrivere di politica americana con l'approvazione, alla Camera, della nuova legge finanziaria voluta da Trump e chiamata, come avrete sicuramente intuito, come il titolo di questo articolo. L'iter per l'approvazione definitiva passa ora al Senato da cui ci si aspetta battaglia a colpi di emendamenti. Ecco cosa è successo e soprattutto cosa succederà.

  • I primi cento giorni di una presidenza raccontano molto più di quanto possa sembrare. Non si tratta solo di statistiche o percezioni passeggere: rappresentano la misura iniziale della capacità di governare, di stabilire un'agenda chiara e di costruire consenso. Per Donald Trump, il primo bilancio appare segnato da numeri deboli, tensioni crescenti e rischi che, se ignorati, potrebbero compromettere la solidità del suo secondo mandato.

  • Sabato 26 aprile si celebrano i funerali di Papa Francesco. Il suo pontificato ha ridisegnato la geografia del conclave, sovrarappresentando l’Asia e rompendo con consuetudini storiche. L’Africa cresce ma conta ancora poco. Il prossimo Papa erediterà questa nuova Chiesa globale.

  • Trump ha riacceso la guerra commerciale. Ma stavolta Pechino non si limita a contenere l’impatto: reagisce, rilancia e sfrutta ogni occasione. Ha strumenti, ha alleati potenziali e ha una visione chiara. E mentre gli Stati Uniti si chiudono dietro i dazi, la Cina costruisce — pezzo dopo pezzo — il proprio mondo post-americano.

  • I dazi voluti da Trump segnano la rottura tra Stato e mercato, minando trent’anni di globalizzazione. La libertà economica cede alla sovranità politica, con gravi ricadute su Borse, imprese e cittadini, sempre più subordinati a un potere economico-politico arbitrario.

  • Trump ha imposto dazi record alla Cina e avviato un’escalation commerciale che ha colpito decine di Paesi, mandando in tilt i mercati globali. La Cina ha risposto con tariffe dell’84%, mentre l’Europa prepara le proprie contromisure. Dopo il panico in Borsa, la Casa Bianca ha annunciato una sospensione di 90 giorni per i Paesi "non ostili", ma non per Pechino.

  • La potenza militare statunitense è ormai solo un ricordo: arsenali vuoti, cantieri navali ridotti, carenza di munizioni, personale non idoneo e impianti produttivi obsoleti rendono impossibile sostenere un conflitto ad alta intensità, soprattutto contro un rivale come la Cina. Eldridge Colby, capo stratega nominato da Trump, riassume la situazione in modo netto: «se qualcuno chiama il bluff, è la catastrofe».