Trump contro l’Unione Europea, di nuovo
Trump riapre lo scontro con l’UE mentre la sua economia scricchiola. L’Europa, divisa e prudente, rischia di subire una nuova stagione di ritorsioni.
Trump riapre lo scontro con l’UE mentre la sua economia scricchiola. L’Europa, divisa e prudente, rischia di subire una nuova stagione di ritorsioni.
Quando una potenza come gli Stati Uniti decide di riscrivere le coordinate di chi considera alleato e chi avversario, produce inevitabilmente uno shock.
Con Xi Jinping, la Cina torna opaca e centralizzata. Solo la Pekingology permette di cogliere segnali, rischi e svolte dietro il potere personale del leader.
Trump ha trasformato le indagini federali in uno strumento politico. In questo schema, la punizione non arriva alla fine. La punizione è l’indagine stessa.
Trump trasforma la California nel nemico interno: l’immigrazione diventa il pretesto per attaccare il dissenso e svuotare il federalismo americano.
La stretta di Trump contro gli studenti cinesi arriva dopo anni di preparazione. Il nuovo piano, firmato da Rubio, punta a revocare i visti a chi ha legami con Pechino o studia materie sensibili. Il rischio, ora, è riaccendere lo scontro con la Cina sul piano commerciale e diplomatico.
Dopo l’attentato a Butler, Trump ha iniziato a presentarsi come un uomo scelto da Dio per una missione. La sua retorica si è fatta più religiosa, il potere più assoluto, e il confine tra politica e fede si è fatto sempre più sottile.
Trump ha imposto dazi record alla Cina e avviato un’escalation commerciale che ha colpito decine di Paesi, mandando in tilt i mercati globali. La Cina ha risposto con tariffe dell’84%, mentre l’Europa prepara le proprie contromisure. Dopo il panico in Borsa, la Casa Bianca ha annunciato una sospensione di 90 giorni per i Paesi "non ostili", ma non per Pechino.
La potenza militare statunitense è ormai solo un ricordo: arsenali vuoti, cantieri navali ridotti, carenza di munizioni, personale non idoneo e impianti produttivi obsoleti rendono impossibile sostenere un conflitto ad alta intensità, soprattutto contro un rivale come la Cina. Eldridge Colby, capo stratega nominato da Trump, riassume la situazione in modo netto: «se qualcuno chiama il bluff, è la catastrofe».
Due Paesi, due sistemi, due piazze in rivolta. Israele e Turchia attraversano una fase di tensione istituzionale profonda: oppositori incarcerati, giudici delegittimati, manifestazioni represse. Il punto in comune è l’erosione dei contrappesi democratici e la crescente influenza di modelli di potere autoritario, resi legittimi da un contesto internazionale sempre più permissivo.
Con il Signalgate non serve più nemmeno lo spionaggio. Basta aspettare che gli uomini di Trump si tradiscano da soli. L’amministrazione americana ha trasformato la sicurezza in un dettaglio fastidioso, ignorando i rischi e banalizzando ogni allarme. Il risultato è una Casa Bianca che sembra più un bersaglio mobile che un centro decisionale.
Uno dei momenti chiave tra l'ideale e la realtà amministrativa, è stato catturato magistralmente da William Greider nel saggio “L'educazione di David Stockman”. Il testo è diventato un punto di riferimento nel giornalismo politico per la sua capacità di raccontare il lato nascosto delle scelte economiche durante l'era Reagan. Un rischio che il progetto DOGE di Musk sembra oggi ricalcare, puntando però più alla distruzione che all'efficienza.