La California è solo l’inizio
Trump manda la Guardia Nazionale in California e sfida il governatore. Non solo proteste: in gioco c’è l’idea stessa di democrazia e potere federale.
Trump manda la Guardia Nazionale in California e sfida il governatore. Non solo proteste: in gioco c’è l’idea stessa di democrazia e potere federale.
Trump trasforma la California nel nemico interno: l’immigrazione diventa il pretesto per attaccare il dissenso e svuotare il federalismo americano.
La tregua a Gaza serve a chi comanda, non a chi subisce. I civili restano ostaggi, mentre Israele e Hamas consolidano il loro potere sull’immobilismo.
La stretta di Trump contro gli studenti cinesi arriva dopo anni di preparazione. Il nuovo piano, firmato da Rubio, punta a revocare i visti a chi ha legami con Pechino o studia materie sensibili. Il rischio, ora, è riaccendere lo scontro con la Cina sul piano commerciale e diplomatico.
Dopo l’attentato a Butler, Trump ha iniziato a presentarsi come un uomo scelto da Dio per una missione. La sua retorica si è fatta più religiosa, il potere più assoluto, e il confine tra politica e fede si è fatto sempre più sottile.
Dopo settimane di silenzio – la presentazione di Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca in giro per la mia regione è davvero, ma davvero una meravigliosa esperienza – rieccomi a scrivere di politica americana con l'approvazione, alla Camera, della nuova legge finanziaria voluta da Trump e chiamata, come avrete sicuramente intuito, come il titolo di questo articolo. L'iter per l'approvazione definitiva passa ora al Senato da cui ci si aspetta battaglia a colpi di emendamenti. Ecco cosa è successo e soprattutto cosa succederà.
I primi cento giorni di una presidenza raccontano molto più di quanto possa sembrare. Non si tratta solo di statistiche o percezioni passeggere: rappresentano la misura iniziale della capacità di governare, di stabilire un'agenda chiara e di costruire consenso. Per Donald Trump, il primo bilancio appare segnato da numeri deboli, tensioni crescenti e rischi che, se ignorati, potrebbero compromettere la solidità del suo secondo mandato.
Trump ha riacceso la guerra commerciale. Ma stavolta Pechino non si limita a contenere l’impatto: reagisce, rilancia e sfrutta ogni occasione. Ha strumenti, ha alleati potenziali e ha una visione chiara. E mentre gli Stati Uniti si chiudono dietro i dazi, la Cina costruisce — pezzo dopo pezzo — il proprio mondo post-americano.
I dazi voluti da Trump segnano la rottura tra Stato e mercato, minando trent’anni di globalizzazione. La libertà economica cede alla sovranità politica, con gravi ricadute su Borse, imprese e cittadini, sempre più subordinati a un potere economico-politico arbitrario.
Trump ha imposto dazi record alla Cina e avviato un’escalation commerciale che ha colpito decine di Paesi, mandando in tilt i mercati globali. La Cina ha risposto con tariffe dell’84%, mentre l’Europa prepara le proprie contromisure. Dopo il panico in Borsa, la Casa Bianca ha annunciato una sospensione di 90 giorni per i Paesi "non ostili", ma non per Pechino.
Con il Signalgate non serve più nemmeno lo spionaggio. Basta aspettare che gli uomini di Trump si tradiscano da soli. L’amministrazione americana ha trasformato la sicurezza in un dettaglio fastidioso, ignorando i rischi e banalizzando ogni allarme. Il risultato è una Casa Bianca che sembra più un bersaglio mobile che un centro decisionale.
Chuck Schumer, leader democratico al Senato, ha dovuto affrontare una scelta delicata: cedere ai limiti legislativi e votare la legge sul budget repubblicana evitando lo shutdown o sfidare le regole con esiti incerti. Optando per il pragmatismo, ha suscitato forti critiche interne, alimentando il dibattito sugli equilibri politici.