• L’irrilevanza della destra

    L’irrilevanza della destra è ormai assoluta. Berlusconi costretto a sperare nello strappo di Renzi; Alfano appeso alla tenuta di Letta; Fratelli d’Italia surclassato da Grillo nel populismo antieuropeo. Arrivano alle estreme conseguenze, tutti insieme, vent’anni di superficialità, controselezione delle classi dirigenti, mancanza di pensiero e di costruzione politica. Si paga tutto insieme il prezzo della cialtroneria e la folle idea di costruire una alternativa alla sinistra con i manifesti 6×3 e il taglio di capelli giusto. Flavia Perina

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  • Pasticcio Agusta

    Pasticcio Agusta, l’India ritira la commessa da 560 milioni per l’acquisto di 12 elicotteri dal gruppo Finmeccanica

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  • Il salto nel buio del PD sardo

    Francesca davanti a sè aveva un’autostrada in discesa, poteva tutto e tutto le sarebbe stato dato. Parlo di Fran­ce­sca Bar­rac­ciu, consigliere regionale del PD che a settembre aveva vinto le primarie col 44,3 per cento dei consensi ed era diventata – con tutti i mal di pancia degli alleati di coalizione Sel, Idv e Rossomori – la candidata del centrosinistra alle regionali del 16 febbraio. Ma nell’ultima direzione regionale del 31 dicembre, Francesca ha ritirato la candidatura: «Mi ritiro. So che sto facendo la cosa giu­sta perché sto sal­vando il mio par­tito». La candidata democrat si è ritirata perché la…

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  • Urge l’urgenza

    Napo­li­tano con­ferma nel suo discorso di fine anno la nota linea delle riforme isti­tu­zio­nali «obbli­gate e urgenti». Ma lo sono dav­vero? E quali? In ogni caso, non è dub­bio che, se riforme si faranno, la spinta del Capo dello Stato sarà stata decisiva. Espri­miamo un dis­senso, con la sola ecce­zione della legge elet­to­rale. I punti sono tre: non è il momento giu­sto per met­tere mano alla Costi­tu­zione; le riforme pro­po­ste in larga parte non sono utili e anzi dan­nose; la Costi­tu­zione va attuata, e non stravolta.

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  • Spiragli di pace

    L’anno si chiude con il botto del ministro della Difesa Mario Mauro: diamo agli immigrati la cittadinanza se imbracciano il moschetto. Dopo la missione affaristica della Cavour, l’acquisto di 90 F35 e lo spot «per amare la pace bisogna armare la pace»

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  • Gufare il 2014

    Lascio a Evans Pritchard il compito di gufare il 2014. Analisi così – giuste o sbagliate che si rivelino alla fine – valgono il prezzo che i nostri giornali non valgono.

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  • Il discorso del Re

    Nel suo messaggio di fine anno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiesto sacrifici e cambiamento ai politici. Servono «lungimiranti e continuative scelte di governo, con le quali debbono misurarsi le forze politiche e sociali e le assemblee rappresentative, prima di tutto il Parlamento, oggi più che mai bisognoso di nuove regole per riguadagnare il suo ruolo centrale». Il testo completo

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  • Tanti cari auguri

    Durante tutto questo 2013 temo di essere stato ottimista. Guardandolo indietro è stato un anno orrendo. Credo abbia avuto un solo pregio: la rapidità con cui ha bruciato i protagonisti

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  • Va benissimo

    Dopo il disastro del Salva-Roma, prima assoluta nella storia della Repubblica, Renzi avvisa l’esecutivo: «o si cam­bia o si muore». Ma dai governisti arriva la replica: «siete il megafono del gril­li­smo». In sintesi è tutta qui la due giorni politica di fine anno

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  • Obiettivo lavoro

    Nel sesto anno di recessione globale, la domanda da porsi è: ma di quale con­tratto, e di quale lavoro stiamo par­lando? La risposta da dare al 40% di giovani disoccupati, ai quasi quattro milioni di Neet, ai disoccupati cronici e agli esodati è solo una: andare fino in fondo

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  • Populismo non stop

    Tra le tante notizie gravi o addirittura tragiche di questa settimana, la palma d’oro dell’ambiguità va sicuramente a Enrico Letta col suo incomprensibile e inattuabile piano per la crescita

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  • Professione asfaltatore

    Ieri sera presentazione del libro di Vespa con Matteo Renzi e Angelino Alfano. Il primo round è andato decisamente al segretario Pd che ha asfaltato Angelino. Chissà, uno scontro Berlusconi-Renzi sarebbe da Nobel della politica. E però non è più possibile, anche se il rammarico di non poterlo vedere resiste

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