• Un atto di fede

    Nell’intervista rilasciata ieri a Repub­blica, Marchionne dice che se non crolla nuovamente il mercato tutti gli operai in cassa integrazione rientreranno nelle fabbriche. Sarà l’adrenalina ancora in circolo dopo l’acquisizione del 100% di Chry­sler, ma le parole dell’ad Fiat – senza prove concrete e senza dati di fatto – sono da prendere solo come un atto di fede

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  • La discrezionalità nel pieno rispetto delle regole

    Nel pieno rispetto delle regole, i comuni possono affidarsi a trattative private per gli appalti pubblici fino ad un importo di 500mila euro. Il 48,1% dei contratti sono stati affidati a trattative private senza ricorrere alla pubblicazione di bandi pubblici. Non c’è quindi di che meravigliarsi se a L’Aquila è accaduto ciò che è accaduto nel pieno rispetto delle regole

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  • Contratto unico e tutele crescenti

    La premessa nella bozza del Jobs Act di Renzi dice che è «uno stru­mento per aiutare il Paese a ripar­tire» insieme a legge elettorale, taglio dei costi della politica, eli­mi­na­zione delle rap­pre­sen­tanze poli­ti­che di Pro­vince e Senato, riduzione del numero e del com­penso dei con­si­glieri regio­nali. Poi: con­tratto di inserimento a tempo inde­ter­mi­nato a tutele cre­scenti, asse­gno uni­ver­sale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne ha diritto

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  • Mi piacerebbe

    Tra qualche giorno sapremo in cosa consisterà il Job Act di Matteo Renzi. Sapremo se si incolonnerà nella ormai ventennale autostrada dell’offerta, cioè rendere più facili i licenziamenti; oppure rendere più elastici i contratti di entrata, mettendosi in scia ai vari Treu, Biagi, Maroni, Sacconi, Fornero. Oppure se capirà che è il caso di cambiare drasticamente rotta

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  • L’ennesima scure sulla scuola italiana

    La sortita del ministro Saccomanni, che nega quei diritti duramente maturati nel 2013, hanno dato l’ultima picconata ad una morente scuola pubblica. Forse nep­pure Tre­monti era arri­vato a tanto

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  • Fran­ce­sco Pigliaru è il candidato presidente del Pd sardo

    Il PD sardo ha scelto Fran­ce­sco Pigliaru, docente di eco­no­mia all’Università di Cagliari ed ex asses­sore al Bilan­cio nella giunta Soru dal 2004 al 2009, quale candidato presidente alle regionali di febbraio. Il M5S sembra invece al collasso politico: Beppe Grillo ha infatti deciso di non concedere il simbolo del Movimento a causa delle divi­sioni tra gli attivi­sti

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  • Si alzi il sipario

    La partita per la legge elettorale, e quindi la sopravvivenza del governo Letta, inizia ufficialmente oggi e durerà, presumibilmente, una ventina di giorni o poco più. Si tratta pertanto di varare la nuova legge entro e non oltre il 25 marzo, data ultima per votare a maggio sia per le europee che per le politiche

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  • Il leader che non lo fu

    Leader si diventa a furor di popolo, con un’elezione o magari perché si riesce a trascinare le masse alla rivoluzione. Il leader può anche essere cooptato, ma poi cammina con le proprie gambe. Gianfranco Fini, ad esempio, capo non lo è mai stato perché la leadership non è mai riuscita a conquistarla sul campo. Lo spietato resoconto di un leader che non lo fu mai e che mai lo diventerà

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  • Dal Porcellum all’Internellum

    Grillo dice che bisogna tornare al Mattarellum nudo e crudo – senza premi di maggioranza e senza polifosfati aggiunti – o approvare la riforma che stanno studiando i “100mila certificati” del blog che verrà presentata a breve. In pratica è come dare il Parlamento in mano al dio della guerra: un massacro

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  • Le priorità di Matteo Renzi

    Il dato certo è che Renzi ha imposto una road map che finisce col patto di coa­li­zione, ossia quello che in teo­ria dovrebbe far andare avanti il governo. La priorità resta comunque la legge elettorale. Insomma, la Con­sulta si sbri­ghi perché il Pd ren­ziano ha molta fretta

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  • Le giuste dimissioni di Fassina

    Aldilà delle facili difese per l’uno o per l’altro, mi sembra ridicolo motivare delle dimissioni “irrevocabili” per una battuta – dimenticando che per anni il duo Renzi-Fassina è andato avanti con freddure più o meno pesanti – quando la realtà dice che quella del vice­mi­ni­stro all’economia è stata una mossa poli­tica stu­diata a tavolino, preparata con le inter­vi­ste dell’ultima set­ti­mana che servivano a scaricare su Renzi la respon­sa­bi­lità dell’esecutivo

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  • L’Angelino custode

    Come per la legge elettorale, lo strano patto di questa strana maggioranza si è dovuto adattare al giro di boa renziano. È bastato però che il segretario del Pd accennasse semplicemente alla modifica della Bossi-Fini e ad una legge sulle unioni civili, che Alfano si ricordasse di essere ancora l’Angelino custode dell’integralismo medievale. È successo appena Renzi è passato dalle proposte più semplici a quelle più concrete

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