Abbiamo scelto ancora una volta di stare zitti
Il riconoscimento della Palestina è un atto politico necessario per riaffermare un principio e per interrompere la delegittimazione del popolo palestinese.
Il riconoscimento della Palestina è un atto politico necessario per riaffermare un principio e per interrompere la delegittimazione del popolo palestinese.
Perché è diventato ciò che è oggi e, soprattutto, quanto è vera la narrazione israeliana su Hamas e quanto invece è propaganda.
La tregua a Gaza serve a chi comanda, non a chi subisce. I civili restano ostaggi, mentre Israele e Hamas consolidano il loro potere sull’immobilismo.
Yahya Sinwar, leader di Hamas, è stato ucciso dall’esercito israeliano il 16 ottobre 2024 nel sud di Gaza. Considerato il responsabile dell’attacco del 7 ottobre 2023, in cui più di 1.200 persone sono state uccise e circa 250 prese in ostaggio, la sua morte rappresenta un momento decisivo nella guerra che ha devastato Gaza.
Gli eventi del 7 ottobre 2023 hanno scatenato in Medio Oriente un terremoto sia geopolitico che economico. L’attacco e la violenta reazione israeliana su Gaza e in Cisgiordania hanno innescato un’escalation su più fronti: dallo Yemen al Libano, fino all’Iran, ridefinendo equilibri e strategie, con un futuro ancora incerto e in piena evoluzione.
La guerra in Medio Oriente si è espansa rapidamente, con un’escalation iniziata esattamente un anno fa quando Hamas ha attaccato Israele. Quello che era partito come un conflitto tra Israele e Gaza si è allargato coinvolgendo l'intera regione. Ora, dopo l’attacco missilistico dell'Iran contro Israele del primo ottobre, si aspetta una risposta da Tel Aviv.
Con l'attacco ai cercapersone e walkie-talkie libanesi, Netanyahu spinge il Medio Oriente sempre più vicino a una guerra totale. Hezbollah non rimane in silenzio e promette vendetta, anche se il suo leader riconosce che la situazione è tutt'altro che semplice
Ci sono momenti nella storia dell’umanità in cui si verificano conflitti tanto gravi che la neutralità non è più una strada praticabile e schierarsi non è solo necessario, ma diventa un imperativo morale. Se ciò è sicuramente vero per quanto riguarda i governi e i singoli individui, tale discorso non è applicabile agli ambienti accademici, dove determinati valori, necessità, opportunità possono essere messi a rischio da un eccessivo “estremismo”
L'antisemitismo affligge ancora una volta l'Europa e il mondo intero. Non possiamo restare indifferenti di fronte a questo odio irrazionale e violento che colpisce gli ebrei in quanto tali. Ma dobbiamo anche essere consapevoli che l'antisemitismo non è un fenomeno omogeneo e univoco, si presenta in diverse forme e sfumature, spesso intrecciandosi con altre forme di discriminazione e intolleranza
Un anno e mezzo fa, la guerra in Ucraina ha innescato una spirale di rincari dell'energia, con il gas e il petrolio che hanno subito aumenti vertiginosi. Oggi, il conflitto tra Hamas e Israele minaccia una crisi energetica in grado di ripetere lo stesso scenario, con conseguenze drammatiche per l'economia europea e italiana. Come possiamo affrontare questa sfida?
Per comprendere il mondo islamico di fronte alla prospettiva di una guerra potenzialmente globale, è essenziale analizzare attentamente i suoi leader, i loro interessi politici specifici, i sostenitori dei principali gruppi armati, le loro spesso nascoste priorità e le loro contraddizioni e cambiamenti di posizione. Questo scenario, delineato dalle fonti più affidabili, si presenta come il più plausibile
La guerra tra Israele e Hamas è solo l'ultimo episodio di una lunga serie di conflitti e crisi che agitano il pianeta, altri sono esplosi o sono tornati violenti. Inoltre, la Cina e gli Stati Uniti si contendono il primato mondiale, la Russia sfida la NATO e la Corea del Nord minaccia con le sue armi nucleari. Queste rivalità non sono diventate ancora conflitti militari, ma creano molta tensione sul piano economico e diplomatico