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Questa è ROAD TO USA 2024, la newsletter settimanale di Avada Author con gli approfondimenti, l'analisi delle notizie e le storie più interessanti della campagna elettorale americana.
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Buongiorno reader e bentornato a ROAD TO USA 2024.
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C'è stato un tempo in cui tutti i voti venivano contati il giorno delle elezioni, e poi qualcuno dichiarava allegramente la vittoria mentre qualcun altro ammetteva la sconfitta con garbo, e il paese si svegliava la mattina dopo sapendo che la democrazia era al sicuro per altri quattro anni. Ma non è questo il caso.
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IL 47° PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI
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Donald Trump ha vinto per la seconda volta non consecutiva le elezioni americane e diventa il 47° Presidente degli Stati Uniti. In un'elezione senza grossi margini di errori dei sondaggisti, è finito tutto relativamente presto: con la vittoria in Wisconsin a metà mattinata di mercoledì, si è aggiudicato i 270 elettori necessari per tornare alla Casa Bianca.
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La decisione di Joe Biden di ritirarsi dopo il deludente dibattito di giugno, in cui è apparso incerto e disorientato, ha segnato il punto di svolta lasciando la strada aperta a Trump. La sua vittoria dimostra la frustrazione profonda degli americani per questioni come l’inflazione e l’immigrazione - aspetti su cui i democratici non sono riusciti a rassicurare l’elettorato - e mette in luce la demotivazione rispetto all’elezione della prima donna presidente, nonostante la revoca da parte della Corte Suprema delle protezioni sull’aborto.
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Per Trump, questa vittoria significa molto più che un ritorno alla Casa Bianca. Politicamente è una rivincita, ma soprattutto rappresenta una potente protezione legale: come presidente, potrebbe tentare di bloccare o influenzare le indagini sul possesso di documenti classificati e sui tentativi di ribaltare le elezioni del 2020.
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La trasformazione dei partiti
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Questa vittoria segna probabilmente un cambio di direzione per entrambi i partiti. Il suo successo rafforza il movimento “Make America Great Again” come centro del repubblicanesimo, e con JD Vance come vicepresidente, il percorso sembra tracciato anche per il futuro. Sul fronte democratico, si aprirà invece un’analisi profonda per capire come un candidato con un passato controverso abbia potuto trionfare contro le loro proposte.
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Trump, del resto, non ha fornito molte indicazioni sulle sue priorità per il nuovo mandato. Durante il confronto con Harris, ha detto di avere “un piano in mente” per la sanità senza dare dettagli, limitandosi invece a promettere attacchi ai suoi avversari politici e alla stampa. Tuttavia, con la sua esperienza nel sistema federale, potrebbe posizionare ai vertici delle istituzioni pubbliche figure fedeli alla sua visione.
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I piani del presidente Trump
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Trump sembra determinato a imprimere la sua impronta in alcune aree chiave: politica estera, commercio e immigrazione. A livello globale, ha annunciato che ridurrà il supporto all’Ucraina; in economia, punta a tariffe del 100% su alcune importazioni e una linea dura per l'immigrazione, con espulsioni di massa e l’eliminazione del programma di protezione temporanea.
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Sul fronte energetico, promette di “trivellare senza limiti” per ridurre i costi, anche se, secondo gli economisti, le tariffe proposte potrebbero aumentare i prezzi di diversi beni di consumo. Tra le sue proposte c’è anche l’idea di eliminare le tasse su mance e straordinari, insieme a nuove agevolazioni fiscali per i pensionati.
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Ma la questione che più preoccupa i democratici è l’ossessione di Trump per la “vendetta politica.” Nonostante nel 2016 guidasse i cori di “rinchiudetela” contro Hillary Clinton senza mai agire, ora appare sempre più intenzionato a colpire chi considera “il nemico interno”. Recentemente ha minacciato di licenziare il procuratore speciale Jack Smith, che lo ha accusato in due processi federali, promettendo addirittura di espellerlo dal Paese.
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L'alternativa impossibile
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La sua vittoria, però, non è mai stata così incerta. Dopo l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021, anche molti esponenti repubblicani hanno preso le distanze. Sembrava quasi che il partito fosse pronto a voltare pagina, fino a quando l'ex speaker della Camera Kevin McCarthy ha deciso di incontrarlo a Mar-a-Lago per riorganizzare la strategia della Camera. Nonostante le difficoltà, il partito ha continuato a puntare su Trump, anche se il voto di mid-term del 2022 ha riacceso i dubbi, con i repubblicani che speravano in una “marea rossa” ma hanno ottenuto risultati modesti.
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La ricerca di un’alternativa a Trump ha portato nomi come il governatore della Florida Ron DeSantis, un altro “picchiaduro” alla Trump ma con sfumature più moderate. Mentre l’ex governatrice della South Carolina Nikki Haley e l’ex vicepresidente Mike Pence si sono presentati come opzioni conservatrici più tradizionali.
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Ma ogni tentativo di rivaleggiare con Trump è stato vano. Pence si è ritirato prima della fine dell’anno, DeSantis ha abbandonato dopo i deludenti risultati in Iowa, e Haley, pur restando più a lungo, non ha mai impensierito la base consensuale di Trump. L’elettorato repubblicano, ormai, è saldo nelle mani dell’ex presidente, con buona pace di chi sperava in un’alternativa.
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Trump ha vinto e loro hanno perso
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Donald Trump sta per tornare alla Casa Bianca e, che piaccia o meno ai suoi critici, il fatto è che il suo ritorno dovrebbe spingerli a guardarsi dentro. Se Trump ha vinto, loro hanno senza dubbio perso.
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Questa non è stata una semplice sfida tra due candidati: gli elettori hanno deciso tra Trump e tutti gli altri. L’opposizione è stata una coalizione di nomi di spicco, dai democratici ai repubblicani tradizionalisti, fino a ex militari come l'ex Capo di Stato maggiore John Kelly, Questa era una battaglia politica e culturale che andava oltre il partito e che rappresentava un profondo dissenso tra chi ha mantenuto il potere negli anni e chi oggi ne rifiuta le logiche.
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La vittoria di Trump simboleggia un desiderio di sradicare la vecchia classe dirigente, di rompere con il passato e ricreare le istituzioni secondo nuovi standard, finalmente pensati per servire gli interessi degli americani comuni. Questo voto esprime il rifiuto della vecchia Washington, un sistema che gli elettori percepiscono come fallito e incapace di rispondere alle sfide odierne.
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Il messaggio è chiaro: chi si identifica con i valori dell'élite politica e ne accetta l'autorità, è vulnerabile. Trump non ha solo sfidato i valori della Washington istituzionale, li ha messi a nudo per mostrarne i limiti. Le convinzioni su cui si fonda l’autorità politica tradizionale sono state messe in discussione, tanto che persino la candidata democratica Kamala Harris si è ritrovata percepita come parte del sistema che Trump promette di riformare.
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Il problema, per chi teme Trump, è che il suo impatto non è dato tanto da ciò che fa quanto dal modo in cui sfida apertamente le credenze consolidate. È come un ateo che irrompe in una chiesa, scardinando le fondamenta su cui si basa l’autorità del clero. Trump rappresenta la bancarotta delle ortodossie di Washington e, agli occhi di molti americani, dimostra che i leader che pretendono autorità basandosi su queste regole rigide sono, appunto, vulnerabili.
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La domanda allora è: gli americani considerano giusto che questi “potenti”, legati a un sistema percepito come corrotto e fallimentare, vengano difesi?
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COME POSSONO COESISTERE LE DUE COSE?
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Non era azzardato immaginare che quelle donne (e gli uomini pro-choice) potessero fare davvero la differenza in queste elezioni presidenziali – le prime dopo la sentenza della Corte Suprema – proprio come hanno fatto nelle elezioni di medio termine del 2022 e in altri referendum sull'aborto in vari altri stati.
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E, in un certo senso, martedì hanno fatto la differenza: in sette stati su dieci in cui l'interruzione volontaria della gravidanza era sulla scheda elettorale, la maggioranza degli elettori ha votato per proteggere o espanderne l'accesso. Allo stesso tempo, gli elettori di tutto il paese hanno scelto convintamente Donald Trump, che si era vantato di come nel suo primo mandato avesse “provocato” la morte di Roe vs Wade.
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Come possono quindi coesistere le due cose?
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Come scrive Jill Filipovic in un saggio sul Times, c'è una spiegazione: «Le posizioni di questi elettori sono davvero incoerenti. Ma riflettono anche la nuova coalizione politica che Trump ha costruito e il tipo di uomini e donne che lo sostengono».
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Filipovic sottolinea anche che gli sforzi di Trump per prendere le distanze dall'aborto durante la campagna elettorale hanno funzionato: ha parlato della questione il meno possibile e, quando è stato costretto, ha insistito sul fatto che non avrebbe ridotto l'accesso all'aborto a livello federale. Ci sono buone ragioni per non credergli, ma molti elettori sembravano crederci.
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E infine, un importante promemoria di Filipovic: «Un voto per il diritto all'aborto non è necessariamente un voto per l'autonomia o il potere politico femminile... Molti elettori sono disposti a spuntare una casella se pensano che ciò contribuirà a mantenere le donne al sicuro. Ma questo non significa che quegli stessi elettori siano entusiasti della libertà femminile illimitata o addirittura disposti a mettere una donna alla Casa Bianca».
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NON È ANCORA FINITA!
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Queste elezioni sono state una prova di carattere, per i candidati ma anche per l’intero paese. E quest'anno mi rendo conto di quanto poco colga il carattere americano del 2024. Trump è riuscito a ottenere una sorta di alchimia: appare insieme come vittima, outsider e simbolo del cambiamento. Questo mix è pericoloso; ha attirato l’empatia di molti, forse anche per l’eccessiva pressione delle accuse. Non è tanto la sua vittoria a colpire, quanto la rapidità con cui è arrivata e la disarmante incapacità dei democratici di mobilitare il loro stesso elettorato, soprattutto delle minoranze.
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Se non ti uccide ti fortifica
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Le accuse legali contro Trump sembrano quasi aver rafforzato l’immagine di una sua persecuzione. Anche i democratici, nel frattempo, si sono intrappolati su questioni culturali e di identità. Gli spot più recenti di Trump contro i temi transgender - con frasi come “lei è per ‘loro/loro,’ lui è per te” - sono state incredibilmente incisive e forse anche per questo hanno catturato l'attenzione di alcuni elettori tradizionalmente democratici. C’è l’impressione, tra questi elettori, che il partito si preoccupi troppo di questioni identitarie e trascuri le difficoltà economiche reali. Ma anche Trump non è meno consumato dall’identità, solo che è un’identità di tutt’altro genere.
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Sospetto che la chiave sia la rabbia. Gli elettori non sono tanto esaltati da Trump, quanto dal loro stesso senso di insoddisfazione e dalla sensazione di essere vittime. Si sentono disprezzati da una classe dirigente che pare dimenticarli, e il loro malcontento va dagli immigrati - capro espiatorio buono per tutte le stagioni - all’economia che, pur non essendo in crisi, appare sempre insoddisfacente. Per molti, questo ha reso attraente una figura forte come Trump, con le sue pulsioni autoritarie. E dobbiamo ammettere anche un'altra cosa: l'America è un paese in cui ancora oggi molti non sopportano l’idea di una donna di colore alla presidenza.
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COME HANNO VOTATO GLI AMERICANI
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Donald J. Trump ha vinto la presidenza migliorando la sua performance del 2020 sia negli stati rossi che in quelli blu, conquistando abbastanza stati in bilico da raggiungere i 270 Grandi Elettori a metà mattinata di mercoledì 6 novembre.
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Secondo i primi dati estrapolati dagli exit poll, gli ispanici, i neri e forse anche i portoricani si sono avvicinati a Trump quel tanto che basta per concedergli altri quattro anni al potere. Trump ha vinto, in altre parole, costruendo una coalizione multirazziale insolitamente diversificata con il sostegno degli ispanici, degli asiatici, degli afroamericani e addirittura di metà elettori di altre etnie. Ha ovviamente vinto tra i bianchi, tra i non laureati ma raggiungendo anche un ottimo risultato tra i laureati.
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Una delle domande cruciali per le elezioni del 2024 era capire se Trump sarebbe riuscito ad ampliare la sua base di sostenitori. La risposta è: sì. Il 5 novembre, Trump ha raggiunto un numero maggiore di elettori ispanici, giovani e non laureati, pur mantenendo un ampio sostegno tra i bianchi che continuano a rappresentare oltre l'80% dei suoi elettori.
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Analizzando i dati degli exit poll dal 2000, emerge come le elezioni del 2024 abbiano segnato alcune delle variazioni più marcate tra i diversi gruppi elettorali. Tra i cambiamenti più evidenti c'è quello degli uomini ispanici, che hanno votato Trump con un margine di 12 punti percentuali, una svolta netta rispetto al passato, quando preferivano i democratici con oltre 20 punti di scarto. Anche se la maggior parte delle donne ispaniche ha scelto Kamala Harris, il vantaggio democratico si è ridotto a 22 punti dai 39 del 2020. Se il sostegno del 46% a Trump tra gli elettori ispanici dovesse confermarsi definitivamente a livello nazionale, sarebbe il livello più alto mai raggiunto da un candidato repubblicano dagli anni ’80.
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In altri gruppi, i cambiamenti sono stati meno evidenti: uomini e donne afroamericani hanno votato per Harris in percentuali simili a quelle viste per Biden nel 2020, anche se con margini inferiori rispetto ai voti raccolti da Obama nel 2008 e nel 2012. Allo stesso tempo, i voti di uomini e donne bianchi per Trump sono rimasti in linea con i risultati del 2020.
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Anche la differenza di genere è stato un punto interessante in queste elezioni. Storicamente, la maggioranza degli uomini ha sempre sostenuto i repubblicani; quest’anno Trump ha ottenuto il loro appoggio con un margine di 13 punti su Harris, in aumento rispetto agli otto punti del 2020. Le donne, che tendono a preferire i democratici, hanno comunque sostenuto la vicepresidente, ma il vantaggio si è ridotto: solo sette punti di margine per Harris rispetto ai 15 di Biden nel 2020, che era stato un record per i democratici. Alla fine, la differenza nel sostegno a Trump tra uomini e donne sembra rimanere simile a quella del 2020 e del 2016, a conferma di un’America ancora fortemente divisa.
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Harris ha mantenuto gli elettori sotto i 30 anni, ma in modo meno netto rispetto ai democratici del passato. Questo gruppo ha infatti spostato di 13 punti il sostegno a Trump rispetto al 2020, segnando il peggior risultato per un democratico dai tempi di John Kerry. Anche gli elettori tra i 45 e i 64 anni hanno virato verso Trump, dandogli 10 punti in più dopo un pareggio con Biden quattro anni prima.
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Gli elettori anziani, al contrario, hanno sorpreso le aspettative appoggiando Harris tanto quanto Trump, un'inversione per una fascia storicamente favorevole ai repubblicani. Tra coloro senza laurea, Trump ha dominato con un margine record di 14 punti, un successo che nessun altro repubblicano aveva raggiunto dal 1984. Harris, in linea con Biden, ha trovato invece appoggio tra i laureati con un margine di 13 punti.
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Per quanto riguarda la religione, i cattolici sono scivolati nettamente verso Trump, dopo aver preferito Biden di cinque punti nel 2020 (ma Biden è cattolico). Trump ha raccolto tra di loro 18 punti in più su Harris, un primato dal 1972. Il suo consenso tra i cristiani evangelici bianchi è stato imponente: lo hanno preferito l’82%, mentre i protestanti non evangelici e i protestanti neri hanno sostenuto Harris. Infine, chi non si riconosce in alcuna religione ha votato in massa per Harris, aumentando il margine di vantaggio su Trump di oltre 10 punti rispetto a quattro anni prima.
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Gli indipendenti, spesso ago della bilancia in ogni elezione, si sono spostati verso Trump: quest’anno Harris ha vinto nel loro segmento di soli tre punti, ben lontana dal vantaggio di 13 punti che Biden aveva registrato nel 2020. Con il 34% degli elettori identificati come indipendenti – la quota più alta dal 1972 – questo cambiamento pesa molto. Gli indipendenti hanno sorpassato il gruppo di elettori democratici (31%) e si trovano subito dietro ai repubblicani (35%), che per la prima volta dominano le percentuali.
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Metodologia: Gli exit poll del 2024 sono stati condotti da Edison Research per il consorzio National Election Pool (ABC, CBS, CNN, NBC). Come tutti i sondaggi, anche questi hanno margini di errore.
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- Con la vittoria di Trump, temo che gli elettori abbiano legittimato il messaggio, come ha detto JD Vance durante la campagna elettorale, che l'America è un luogo piuttosto che un'idea. Però nella sua forma peggiore: un luogo che appartiene più ai cristiani bianchi, maschi ed eterosessuali che a tutti gli altri. E questo non porta da nessuna parte.
- Scegliere come vice J.D. Vance è stata una mossa come un’altra, accoppiarsi a Elon Musk, una mossa vincente. Per tutti e due. Pezzone di Romagnoli da leggere per forza.
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Il processo in cui Donald Trump è imputato per l’assalto al Congresso è stato sospeso.
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Ora che è stato rieletto bisogna valutare se è possibile o meno processare un presidente in carica.
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- Mario Draghi diventa ancora più la persona interessante per tutti con un intelligente approccio realista verso il rapporto con gli Usa.
- Che farà adesso Kamala Harris? Il New York Times ha qualche idea.
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