La Cina è in vantaggio nella guerra per il potere globale
Trump ha riacceso la guerra commerciale. Ma stavolta Pechino non si limita a contenere l’impatto: reagisce, rilancia e sfrutta ogni occasione. Ha strumenti, ha alleati potenziali e ha una visione chiara. E mentre gli Stati Uniti si chiudono dietro i dazi, la Cina costruisce — pezzo dopo pezzo — il proprio mondo post-americano.
La stagione dell’arbitrio
I dazi voluti da Trump segnano la rottura tra Stato e mercato, minando trent’anni di globalizzazione. La libertà economica cede alla sovranità politica, con gravi ricadute su Borse, imprese e cittadini, sempre più subordinati a un potere economico-politico arbitrario.
Kissing my ass
Trump ha imposto dazi record alla Cina e avviato un’escalation commerciale che ha colpito decine di Paesi, mandando in tilt i mercati globali. La Cina ha risposto con tariffe dell’84%, mentre l’Europa prepara le proprie contromisure. Dopo il panico in Borsa, la Casa Bianca ha annunciato una sospensione di 90 giorni per i Paesi "non ostili", ma non per Pechino.
L’America non è pronta per la prossima guerra
La potenza militare statunitense è ormai solo un ricordo: arsenali vuoti, cantieri navali ridotti, carenza di munizioni, personale non idoneo e impianti produttivi obsoleti rendono impossibile sostenere un conflitto ad alta intensità, soprattutto contro un rivale come la Cina. Eldridge Colby, capo stratega nominato da Trump, riassume la situazione in modo netto: «se qualcuno chiama il bluff, è la catastrofe».





